Riavremo la “nostra” domenica

Oggi è domenica, anche se non sembra.
Era, la “nostra” domenica, il giorno della pausa da scuola e i più piccoli andavano a fare visita ai nonni, riunendosi tutti attorno allo stesso tavolo per il pranzo della “festa”, quando il cibo aveva un sapore più buono.
Era il giorno di riposo, per i lavoratori, che ne approfittavano per dedicarsi alle proprie passioni: il calcio, la caccia, la campagna …
Era il giorno della messa per i credenti, numerosi alle 10:30 in punto in chiesa.
Era il giorno della passeggiata con l’amico per raccontarsi della settimana trascorsa.
Era il giorno per incontrarsi al bar per una partita a carte o, a primavera, giocare all’aperto, vicini e senza paura, a bocce o al gioco del formaggio.
Questa era LA DOMENICA per la nostra modesta comunità.
Oggi, purtroppo, tutto questo non si vive più: si sopravvive, chiusi in casa ad aspettare che l’emergenza passi.
Gli anziani, ancora più soli, soffrono dell’abbraccio mancato dei nipoti.
Le mamme cucinano con minore serenità: hanno il cuore colmo di paura per quei figli che si trovano lontano, dai loro occhi ma certo non dal cuore.
Oggi, però, anche se non è più la “nostra” domenica, deve essere il giorno della speranza che “andrà tutto bene”, magari rincuorati da un contatto, seppure virtuale, per accorciare le distanze ed esorcizzare la paura:
anche se il caffè lo si prende da soli e non con l’amico fraterno;
anche se non si va in chiesa, ma si prega da casa, ascoltando la messa davanti a uno schermo;
anche se le nostre passioni sono cambiate, a volte in positivo, con la riscoperta della lettura, delle proprie doti culinarie e, per chi ne ha la fortuna, del piacere degli affetti familiari intimi.
Non sappiamo tra quanto ma tutto questo passerà.
A noi il compito di fare di tutto per trattenere il meglio di ciò che è mutato e, per il resto, alimentarci di questa speranza, e di fede, per trasformare la sopravvivenza in vita. La “nostra” vita!
E, alla fine dell’attesa, quando ce l’avremo fatta, riavremo la “nostra” domenica e quelle che stiamo vivendo oggi diventeranno solo un brutto ricordo.

Giuseppe Esposito
Presidente Pro Loco Acquaro

Cumbitu di San Giuseppe a Limpidi

Oggi a Limpidi si è rinnovato il consueto rito del Cumbitu di San Giuseppe, che la comunità della piccola frazione porta avanti con devozione e dedizione. Le famiglie che fanno voto di offrirlo cucinano alcune pietanze, in particolare pasta condita con sugo di stocco, rape e ceci, che il prete benedice in chiesa dopo la celebrazione eucaristica. Quanto preparato viene assaggiato per prima da tre persone scelte per rappresentare la Sacra Famiglia (Giuseppe, Maria e Gesù Bambino) e dispensato, casa per casa, in tutto il paese (a devuziuani).

Vi chiederete cosa c’entri con questo la Pro Loco. Niente. Ma sembra doveroso dare luce a una secolare tradizione che resiste nonostante i tempi. È questa una delle cose che piacciono e sprona anche l’associazione a preservare quanto è più tipico del nostro paese.